Una lezione di spiritualità è stata anche la visita alla Basilica della Sagrada Familia e al monastero benedettino di Montserrat.
Esiste un modo di essere Chiesa che si scopre solo mettendosi in cammino, uscendo dai confini del Seminario per incrociare lo sguardo di comunità animate da tradizioni secolari e sfide moderne. Con questo spirito noi, seminaristi di terza Teologia, abbiamo vissuto una tre giorni intensa a Barcellona, accompagnati dal padre spirituale, don Luca Andreini, e dal responsabile del corso, don Samuele Ferrari.
Il nostro itinerario è stato reso possibile da don Robert, sacerdote della Diocesi di Barcellona che, grazie alla sua profonda conoscenza del territorio, ci ha aiutato a stilare un programma capace di alternare spiritualità e cultura, toccando con mano il cuore pulsante della Chiesa catalana.
UNO SGUARDO APERTO
Il momento più alto sotto il profilo ecclesiale è stato l’incontro con il cardinale Juan José Omella y Omella, arcivescovo di Barcellona, e con il vescovo ausiliare mons. David Abadías Aurín. Per oltre un’ora i due vescovi hanno condiviso i dettagli della loro missione episcopale e i ricordi più intimi del loro ministero sacerdotale.
Il Cardinale ci ha offerto una fotografia lucida della situazione religiosa in Catalogna: in un contesto fortemente secolarizzato, emerge il dato sorprendente di un numero crescente di giovani che tornano a bussare alle porte delle parrocchie. Non si tratta di una fede ereditata, ma di una ricerca consapevole che sfocia in coraggiosi percorsi di catecumenato. Tra le riflessioni condivise, ci ha colpito l’esortazione a una Chiesa che non teme il mondo, capace di dialogare con chi la pensa diversamente e con lo Stato. Uno sguardo aperto, dunque, che non si chiude nella propria identità ma si fa ponte verso l’altro attraverso un confronto onesto e serrato.
Non è mancata una domanda sulla dimensione universale della Chiesa: abbiamo chiesto al Cardinale un ricordo del Conclave. Il suo racconto ci ha restituito l’immagine di un evento che trascende la politica umana: un momento di preghiera purissima, dove lo Spirito Santo agisce per suscitare la guida necessaria. Ci ha colpito il suo accenno alla “fumata bianca”: nel tempo intercorso tra la fumata e l’annuncio del nome, i fedeli fuori già pregavano per il nuovo Papa, pur senza conoscerne l’identità. Questa è la vera comunione: un popolo che sostiene il suo pastore ancora prima di vederlo, un legame spirituale che precede la conoscenza umana e si fonda sulla fede comune.
LA SAGRADA FAMILIA
La seconda tappa fondamentale è stata la visita alla Sagrada Familia. Definirla “imponente” sarebbe riduttivo: è un’esplosione di bellezza che lascia senza parole. Ciò che ha arricchito la visita è stata la scoperta del profondo legame tra l’estetica architettonica e il significato teologico sotteso a ogni singola colonna o vetrata, trasformando la pietra in una preghiera visibile.
Il nostro passaggio è coinciso con il centenario della morte del geniale architetto Antoni Gaudí e con l’anno in cui sono state completate tutte le torri principali, sebbene l’opera rimanga un cantiere aperto.
La figura di Gaudí è stata motivo di meditazione: un uomo che ha ideato un progetto immenso nella consapevolezza che non l’avrebbe mai visto concluso. Questa “umiltà del costruttore”, che lavora per le generazioni future lasciando indicazioni precise, ma concedendo libertà decorativa a chi verrà dopo di lui, rappresenta una lezione preziosa per il nostro futuro ministero.
MONTSERRAT
Il pellegrinaggio è poi proseguito verso il monastero benedettino di Santa Maria de Montserrat. La Basilica, le cui origini risalgono all’anno mille, è meta di continui pellegrinaggi per la devozione alla “Moreneta”, la Madonna nera di Montserrat.
Abbiamo condiviso la celebrazione eucaristica con i monaci e i pellegrini, pregando davanti alla venerata statua mariana. Un momento di particolare intensità è stato il pranzo con la comunità monastica: abbiamo condiviso il cibo nel silenzio rigoroso della regola benedettina, un’esperienza che ci ha permesso di conoscere un’altra modalità di vivere la vocazione alla sequela del Signore, fatta di ascolto e interiorità.
Montserrat è anche un luogo chiave per la biografia di sant’Ignazio di Loyola. Seguendo i suoi passi, ci siamo spostati a Manresa, dove il Santo scrisse i suoi celebri Esercizi spirituali. Pregare nella grotta dove sant’Ignazio si ritirò in meditazione ha avuto un significato speciale. Il metodo ignaziano, infatti, è uno degli itinerari spirituali che apprendiamo durante la formazione in Seminario e che molti di noi scelgono di percorrere quotidianamente nella propria preghiera personale. Ritrovarsi fisicamente nel luogo in cui questa spiritualità ha preso forma ha conferito una nuova profondità alle nostre pratiche ascetiche.
Questi tre giorni non sono stati una semplice vacanza. Certamente la fraternità è stata l’ingrediente principale: condividere i pasti, le lunghe camminate, la stanchezza e le risate ci ha permesso di conoscerci ancora meglio. Tuttavia, l’eredità più grande è l’aver incontrato un altro volto della Chiesa. Abbiamo scoperto una comunità che, pur con tradizioni diverse dalle nostre, vibra della stessa passione per il Vangelo.
Siamo ritornati in Seminario con uno sguardo più ampio e con preziosi spunti di riflessione per il nostro cammino verso il sacerdozio, grati per la fede testimoniata che abbiamo respirato tra le strade e i santuari
di Barcellona.
Tratto dal numero 3 (Marzo 2026) di “Fiaccola”